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FAD ECM GRATIS: COME LA PSICOANALISI CONTEMPORANEA UTILIZZA I SOGNI

FAD ECM GRATIS: COME LA PSICOANALISI CONTEMPORANEA UTILIZZA I SOGN. Dal 10-07-2022 al 31-12-2022I

È ormai circa dagli anni ‘60 che i sogni hanno perso quel posto centrale che avevano nella pratica clinica dello psicoanalista. Si è notato progressivamente uno spostamento di interesse dall’interpretazione dei sogni all’interpretazione del comportamento nella vita diurna, al materiale cioè più vicino all’Io e alla parte consapevole del paziente: sintomi, atti mancati, fantasie, modalità relazionali, etc. Questo materiale infatti, grazie anche alla sempre maggiore esperienza e attenzione degli psicoanalisti, è di per sé già molto ricco e interessante per la comprensione del funzionamento conscio e inconscio del paziente, per niente inferiore al materiale rivelato da quella che Freud definì la “via regia” per conoscere l’inconscio, cioè i sogni.

Questo spostamento di enfasi ha cause complesse, che Paolo Migone discute in questo seminario. Quello che è interessante è che nei tempi recenti si è assistito a una rinascita dell’interesse verso i sogni, con produzione di articoli, libri, organizzazione di convegni e così via. Questa riscoperta del sogno da parte della psicoanalisi con tutta probabilità è dovuta da una parte alle nuove acquisizioni delle neuroscienze e dall’altra a un modo diverso di intendere la clinica psicoanalitica, che si discosta abbastanza da quella concepita dal fondatore della psicoanalisi e che a sua volta risente delle posizioni, sempre più diffuse, della Psicologia del Sé.

Ad esempio Jim Fosshage, un analista che appartiene all’area della Psicologia del Sé (e conosciuto anche per alcuni libri scritti assieme a Lichtenberg e Lachmann), in vari lavori descrive in termini molto chiari un modo di comprendere i sogni e di usarli clinicamente che è sempre più prevalente nel movimento psicoanalitico ed è diverso da quello tradizionale. Freud scrisse L’interpretazione dei sogni nel 1899 e uscì con la data del 1900, allo sbocciare del nuovo secolo. Egli aveva formulato l’ipotesi che, tranne alcune eccezioni, i sogni (così come altri comportamenti) fossero essenzialmente motivati dalla soddisfazione di un desiderio (e, per di più, di un desiderio sessuale o aggressivo) che veniva censurato dal “lavoro onirico” con la produzione di un contenuto “manifesto” che nascondeva un messaggio sottostante, parallelo, il contenuto appunto “latente”. Questa censura aveva uno scopo difensivo, per permettere la gratificazione di certi impulsi senza però disturbare il sognatore: infatti il sogno poteva essere considerato il “guardiano del sonno”.

Oggi invece molti analisti rivalutano l’aspetto manifesto dei sogni come immagini che hanno una validità in se stessa, che va rispettata ed eventualmente capita in altro modo. Non si crede più tanto in quella che alcuni hanno chiamato teoria del “doppio binario”, cioè che vi siano due racconti paralleli: quello del sogno manifesto (mascherato, censurato, simbolizzato) e quello del sogno latente (il racconto “vero” che risulta dall’interpretazione o traduzione del primo). Le immagini manifeste del sogno possono invece non esprimere affatto qualcos’altro ma avere valore in se stesse e rappresentare semplicemente un modo di elaborare le informazioni attivo durante il sonno, e anche una specifica modalità di funzionamento cerebrale. Durante il sonno i contenuti mentali vengono continuamente rielaborati e questa è un’attività fisiologica che ha pari dignità, potremmo dire, di quella che avviene durante la veglia.

Come hanno dimostrato vari ricercatori sia all’interno che all’esterno della psicoanalisi, non è vero che il “processo primario” (basato prevalentemente su immagini, caratterizzato da assenza del senso del tempo, condensazione, principio di piacere, etc.), di cui il sogno secondo Freud era la tipica espressione, rappresenta una modalità regressiva di funzionamento e che deve trasformarsi nel “processo secondario” (quello razionale, logico, verbale, basato sul principio di realtà, etc.). Il processo primario deve rimanere tale ed è importante per un ottimale equilibrio psicologico e anche per la sopravvivenza. Non solo, ma in determinati aspetti è ancora più importante di quello secondario, e deve funzionare in sinergia con esso. Assolve semplicemente a funzioni diverse. Sarebbe quindi sbagliato “tradurre” le immagini di un sogno in qualche significato latente dotato di un senso preciso: si rischia in questo modo di ridurne la complessità e sminuire le mille altre sue possibili funzioni.

Qui sembra che vi sia anche una rivalutazione di idee che ebbe Jung, secondo il quale il sogno non andava “tradotto”, ma rappresentava semplicemente un’altra realtà. Ma quali sono allora le funzioni del sogno, secondo questi psicoanalisti che oggi ne rilanciano l’interesse? Esse sono essenzialmente funzioni di crescita, problem-solving, mantenimento, regolazione, e, se necessario, riparazione (cioè guarigione) dei processi psichici allo scopo di favorire sempre un migliore adattamento e funzionamento mentale. Questa visione, come si può vedere, riprende la comprensione che vari autori cognitivisti hanno del sogno ed è anche coerente con la Psicologia del Sé secondo la quale il Sé ha un programma innato di sviluppo, volto alla crescita, all’adattamento e alla socializzazione, in armonia – in condizioni ottimali – con il mondo esterno.




Diversa era invece la concezione freudiana, che prevedeva un conflitto innato, una sorta di ostilità con la realtà esterna, sulla quale l’Io aveva bisogno di scaricare determinate energie pulsionali. In questo seminario quindi Paolo Migone accenna a varie problematiche legate all’attuale dibattito sulla concezione del sogno, mostrando la vicinanza di certe concezioni psicoanalitiche attuali alle concezioni cognitiviste e facendo anche alcuni interessanti esempi di sogni (ad esempio la descrizione di certi sogni che si possono definire paradossali, e i modelli teorici con cui possono essere spiegati).

Programma

Lectio di Paolo Migone

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