Formazione con ECM gratuiti

Formazione con ECM gratuiti: La relazione terapeutica nel trattamento EMDR: modelli, fenomenologia e prospettive cliniche

Formazione con ECM gratuiti: “La relazione terapeutica nel trattamento EMDR: modelli, fenomenologia e prospettive cliniche” : 5 crediti ECM. Ondemand fino al 30 gennaio 2027. Destinatari PSICOLOGO: PSICOLOGIA, PSICOTERAPIA; MEDICO CHIRURGO: NEUROPSICHIATRIA INFANTILE; PSICHIATRIA; PSICOTERAPIA




PRESENTAZIONE

Cosa rende davvero efficace una terapia basata sull’EMDR? Cosa accade nella relazione terapeutica quando si lavora con emozioni difficili, memorie traumatiche e sistemi di attaccamento disorganizzati? E in che modo la connessione terapeuta–paziente diventa il luogo in cui si trasformano i traumi più profondi?

Questo convegno esplora il cuore pulsante dell’EMDR: la relazione terapeutica come spazio di regolazione, integrazione e cambiamento.

Attraverso i contributi di professionisti esperti, entreremo nei modelli teorici, nei processi neurobiologici e nei fenomeni relazionali che emergono nel lavoro clinico con l’EMDR:
– dalla regolazione emotiva alla definizione dei confini,
– dagli enactment ai processi di co-regolazione,
– dal posto al sicuro come esperienza intersoggettiva al lavoro con traumi cumulativi e attaccamento,
– fino al ruolo del corpo nella relazione terapeutica.

Un’occasione unica per comprendere come l’EMDR non sia solo una tecnica, ma un sistema complesso in cui relazione, neurobiologia, sistemi motivazionali e memoria implicita si intrecciano per facilitare la rielaborazione adattiva.

Obiettivi del Convegno

  1. Esplorare la relazione terapeutica come elemento centrale di regolazione, sicurezza e integrazione nel trattamento EMDR.
  2. Comprendere come regolazione emotiva, confini terapeutici e co-costruzione dell’alleanza influenzino la rielaborazione dei traumi.
  3. Analizzare il ruolo degli enactment, dei sistemi motivazionali e dell’attaccamento nei processi relazionali attivati durante l’EMDR.
  4. Approfondire come il posto al sicuro possa diventare un’esperienza non solo intrapsichica, ma intersoggettiva e condivisa.
  5. Esaminare l’applicazione dell’EMDR nei traumi cumulativi, nel trauma evolutivo e nel lavoro con bambini e adolescenti.
  6. Riflettere sull’integrazione tra EMDR e approcci bottom-up, con particolare attenzione al ruolo del corpo nella relazione terapeutica.
  7. Discutere l’utilizzo dell’EMDR nel trauma complesso e nella violenza domestica, mettendo in luce i processi di resilienza e riparazione relazionale.



PROGRAMMA

La regolazione emotiva nel lavoro con il trauma

La regolazione emotiva è un fenomeno complesso e rappresenta un fattore mediatore tra gli eventi traumatici e lo sviluppo di una successiva psicopatologia.

 È importante tenere in considerazione sia i processi di autoregolazione sia quelli di regolazione diadica e, in particolare, la regolazione che si produce all’interno della relazione terapeutica. Nel lavoro con il trauma, è fondamentale tenere presenti questi aspetti per garantire un intervento più produttivo ed efficace.

Obiettivi di questo intervento: 
Comprendere le sfumature della regolazione emotiva
Comprendere le implicazioni che una corretta valutazione dei processi di regolazione comporta nel lavoro terapeutico.

Mettere confini nella relazione terapeutica per curare il trauma e la disregolazione emotiva

Attraverso la presentazione di un caso clinico trattato con approccio integrato EMDR, cognitivo evoluzionista e orientato al corpo, l’intervento propone una riflessione sul ruolo dei confini nella relazione terapeutica come strumento di cura della disregolazione emotiva conseguente a esperienze traumatiche.

La paziente, una donna con diagnosi di disturbo bipolare e storia di traumi dell’attaccamento, presentava marcata instabilità affettiva, dipendenza relazionale e difficoltà nella gestione delle emozioni intense. Aveva alle spalle diverse esperienze psicoterapeutiche disfunzionali, che avevano contribuito a rinforzare schemi di sfiducia, non amabilità e dipendenza. Nel nuovo percorso terapeutico, il lavoro si è focalizzato inizialmente sulla costruzione di un’alleanza sicura, nella quale l’instaurarsi di confini chiari e coerenti ha rappresentato un elemento centrale per promuovere fiducia, contenimento e senso di sicurezza. La dimensione relazionale è stata quindi utilizzata come spazio correttivo in cui sperimentare una regolazione affettiva co-costruita, sostenuta dall’attivazione di risorse interne e da un progressivo riconoscimento dei propri bisogni emotivi.

Parallelamente, i protocolli EMDR sono stati utilizzati sia per la rielaborazione di memorie traumatiche legate a esperienze di abbandono e trascuratezza, sia per lavorare sugli aspetti transferali emergenti nella relazione terapeutica attuale. Questo doppio livello di intervento ha consentito di integrare esperienze emotive passate e presenti, favorendo un senso di continuità e coerenza interna.

La terapia EMDR, in un contesto di attenzione e cura costante della relazione terapeutica, ha facilitato un miglioramento significativo della regolazione emotiva, del tono dell’umore e una progressiva emancipazione dalle dinamiche di dipendenza affettiva. Attualmente la paziente mostra una maggiore stabilità emotiva e capacità di tollerare la distanza relazionale, pur proseguendo il percorso terapeutico. Il caso invita a riflettere su come la definizione di confini terapeutici — spesso percepiti come distanza — possa rappresentare una potente esperienza di contenimento, riparazione e ristrutturazione affettiva, in particolare nei pazienti con una storia di traumi dell’attaccamento e disregolazione emotiva.

L’enactment nella relazione terapeutica: attaccamento, sistemi motivazionali e EMDR

Nel lessico psicoanalitico e relazionale, enactment indica quei momenti in cui terapeuta e paziente agiscono inconsapevolmente pattern transferali e controtransferali, esprimendo nella relazione aspetti impliciti della storia affettiva (Jacobs, 1986; Lyons-Ruth et al., 1998). Tali sequenze rappresentano forme di “conoscenza relazionale implicita” (Stern, 1998), dove la comunicazione avviene attraverso tono, postura e ritmo più che attraverso il linguaggio.

L’attaccamento disorganizzato comporta la co-attivazione dei sistemi di attaccamento e difesa, generando rappresentazioni di Sé e dell’Altro incoerenti e vulnerabilità alla ripetizione relazionale. In questi pazienti, le strategie controllanti (accudente o punitiva) possono indurre nel terapeuta risposte complementari, predisponendo a enactment diadici. Gli SMI (Liotti & Gilbert, 2011) offrono una mappa per leggere tali interazioni come attivazioni motivazionali reciproche da riconoscere e regolare.

L’integrazione con la ricerca di Safran e Muran (2000; 2016) sui cicli di rottura e riparazione dell’alleanza permette di considerare l’enactment non come errore, ma come segnale di un passaggio evolutivo della relazione terapeutica.

L’EMDR, con la sua struttura prevedibile e il monitoraggio costante dell’arousal, costituisce un ambiente regolativo e sicuro (Hase & Brisch, 2022) che sostiene la funzione riflessiva del terapeuta e consente di trasformare l’enactment in occasione di integrazione interpersonale. L’intervento delineerà criteri per identificare precocemente i possibili enactment e le strategie cliniche che intrecciano regolazione, metacomunicazione e mentalizzazione reciproca.

Il posto al sicuro nell’EMDR: un luogo di relazione. Un viaggio nella sicurezza attraverso la terapia individuale, di coppia e di gruppo

Il posto al sicuro, elemento cardine della fase di preparazione nel protocollo EMDR (Shapiro, 2018), è tradizionalmente inteso come uno spazio interno di calma e protezione volto a favorire la stabilizzazione e la regolazione emotiva del paziente. Nella pratica clinica, tuttavia, emerge con sempre maggiore evidenza la dimensione relazionale di questo luogo: non soltanto un rifugio individuale, ma anche un ponte verso la co-regolazione emotiva e la connessione interpersonale (Porges, 2017; Siegel, 2020).

Questo contributo propone una rilettura del posto al sicuro come esperienza relazionale e condivisa, esplorandone le declinazioni nei diversi contesti terapeutici con EMDR — individuale, di coppia e di gruppo. Attraverso casi clinici, riflessioni teoriche e suggestioni esperienziali, verrà illustrato come la costruzione di uno spazio sicuro co-creato possa ampliare l’accesso alla rielaborazione dei ricordi traumatici e promuovere l’integrazione adattiva dell’esperienza (Shapiro, 2018; Maslovaric, 2021).

In questa prospettiva, il viaggio nella sicurezza non è solo un percorso interiore, ma un cammino verso l’altro e con l’altro, in cui la relazione terapeutica, la coppia e il gruppo stesso diventano contenitori e veicoli di guarigione. La creazione di un posto al sicuro intersoggettivo rappresenta così un’esperienza trasformativa che integra la dimensione neurofisiologica della sicurezza con quella affettiva e relazionale (Maslovaric, 2021; Siegel, 2020).

Attaccamento, Trauma Cumulativo ed EMDR Un Approccio Integrato nella Terapia Infantile con A.L.E.

Il trauma cumulativo in età evolutiva (Complex Developmental Trauma) costituisce un fattore eziologico primario che compromette lo sviluppo di un attaccamento sicuro, alterando profondamente le strutture cognitive e affettive che il bambino utilizza per comprendere sé stesso e le relazioni. L’esposizione prolungata a esperienze avverse (ACEs) non elaborate si cronicizza a livello neurobiologico, compromettendo le capacità di regolazione emotiva e precludendo la possibilità di stabilire legami interpersonali attuali e futuri che siano funzionali e sicuri. La disfunzione nell’attaccamento (MOI) si manifesta quindi come una difficoltà critica nella qualità del legame.
La terapia Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) si configura come un approccio evidence-based mirato alla rielaborazione adattiva dell’informazione traumatica (AIP Model). Nel contesto del trauma complesso, l’EMDR facilita la desensibilizzazione dei ricordi multipli, promuovendo la loro integrazione a livello corticale e riducendo la sintomatologia post-traumatica (PTSD) e dissociativa. Questo processo è cruciale per la modifica del MOI disfunzionale.
L’utilizzo di strumenti facilitatori della relazione, quali il pupazzo terapeutico Ale, favorisce i processi di riparazione del legame, promuovendo la mentalizzazione e la regolazione emotiva. Ale funge da base sicura, permettendo l’avvicinamento graduale alle esperienze traumatiche. Questo meccanismo riduce l’iperattivazione emotiva e facilita l’accesso ai target traumatici durante la stimolazione bilaterale EMDR, essenziale per la co-regolazione affettiva e la sperimentazione di una dinamica di legame riparativa. Inoltre, aiuta il bambino a decostruire la storia individuale e familiare contrassegnata dalle memorie traumatiche e a co-costruire una “nuova storia”, in cui nuove prospettive si integrano in modo differente.
L’obiettivo clinico è il ristabilimento di una sicurezza interna e la conseguente formazione di legami futuri più stabili e adattivi, essenziali per lo sviluppo della resilienza.

“Questo non è amore!” Trauma complesso, EMDR e resilienza nel percorso di rinascita delle donne vittime di violenza domestica.

La violenza domestica è un problema strutturale della società, diffuso in tutto il mondo e che colpisce milioni di donne ogni anno. È riconosciuta come una violazione dei diritti umani ed una delle principali cause di lesioni fisiche e psicologiche per le donne in molte società.
La violenza domestica rappresenta una ferita profonda e persistente nella vita delle donne che la subiscono; costituisce una forma di traumatizzazione relazionale cronica, con effetti pervasivi sull’identità, sulla regolazione emotiva, sulla capacità di instaurare legami sicuri. Può comportare sintomatologie dissociative, oltre che compromettere in maniera significativa la capacità di autodeterminazione e di empowerment delle donne maltrattate.
Particolare attenzione sarà dedicata al concetto di “resilienza” come processo dinamico di adattamento positivo in condizioni avverse, e al concetto di “crescita post traumatica” essenziale per la ricostruzione del Sé e la ristrutturazione della visione degli altri e del mondo. Verranno presentate riflessioni teoriche sull’efficacia dell’EMDR come intervento evidence-based per la rielaborazione delle memorie traumatiche e il ripristino delle funzioni adattive con riferimento a casi di donne sopravvissute alla violenza domestica.

Il corpo nella relazione terapeutica

Nella psicoterapia sensomotoria il terapeuta non applica (solo) una tecnica, ma incarna uno stato di essere. La sua presenza regolata e incarnata costituisce il primo intervento terapeutico, poiché attraverso i meccanismi di sintonizzazione e i neuroni specchio favorisce processi di co-regolazione e di integrazione bottom-up. La relazione terapeutica diventa un campo neurobiologico condiviso, dove i sistemi di attaccamento, difesa e regolazione emotiva si riscrivono nella sicurezza della connessione corporea.

L’attenzione mindful ai segnali somatici, la modulazione del ritmo interpersonale e l’uso intenzionale del corpo del terapeuta permettono al cliente di riconoscere, tollerare e trasformare gli stati impliciti che derivano dall’esperienza traumatica. Il lavoro si fonda sull’ampliamento della finestra di tolleranza e sulla costruzione di nuove mappe interocettive di sicurezza e agency.

In questa prospettiva, la psicoterapia sensomotoria e l’EMDR condividono un comune linguaggio neurobiologico: entrambe mirano a facilitare l’integrazione delle memorie traumatiche attraverso processi di autoregolazione e di connessione corpo-mente. L’integrazione tra i due approcci consente di lavorare in modo più completo sui livelli bottom-up e top-down dell’esperienza, sostenendo la rielaborazione adattiva non solo cognitiva ma anche somatica del trauma.

Essere uno psicoterapeuta sensomotorio significa dunque abitare la relazione con un corpo consapevole: un corpo che osserva sente e regola, permettendo che l’esperienza traumatica venga riorganizzata attraverso la presenza, la reciprocità incarnata e — in un contesto integrato — la stimolazione bilaterale dell’EMDR come ponte tra memoria implicita e consapevolezza integrata.




La formazione con ECM gratuiti “La relazione terapeutica nel trattamento EMDR: modelli, fenomenologia e prospettive cliniche” è edita da FormazioneContinuaInPsicologia

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